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Enrico Prampolini
LA NUOVA ARCHITETTURA
Architettura, parola magica che svela fisionomia dei tempi
ed esalta i caratteri di una razza. Parola che oggi acquista un valore più
universale poiché vibra potenzialmente nell'atmosfera evolutiva delle arti
e riassume in sintesi la volontà intima dello spiritualismo contemporaneo
magnetizzato e orientato verso queste forze ascensionali disciplinate dal "Cosmos
architettonico".
L'importanza che assume così l'architettura, nella vita dello spirito di un
popolo, è rilevantissima, inquantoché, non investe soltanto i problemi
tecnici della costruzione, o l'espressione stilistica di questa, ma coinvolge egualmente
i problemi immanenti del dinamismo della vita quotidiana, in relazione ai problemi
trascendenti della realtà formale-architettonica, contemplando ed esaltando
le necessità etniche e le ragioni etiche di ciascun popolo nel tempo e nello
spazio.
Perciò quindi noi vediamo come ogni stile trovi la sua origine nello spirito
del suo tempo, come ogni rapporto della coscienza umana s'identitichi con l'universo
stesso.
Noi futuristi, magici e istintivi, profeti di ogni moto universale dello spirito,
creatori e costruttori della nuova sensibilità artistica, abbiamo procreato
questa tendenza spirituale verso l'architettura, volgendo il nostro attivismo estetico
intorno alla concezione dell'unità cosmica di cui l'architettura ne è
l'esponente plastico.
La città futurista, non è un sogno per noi futuristi, ma è un
richiamo stilistico ed immanente del dinamismo della vita contemporanea che attende
imperiosamente la propria espressione architettonica.
La concezione architettonica futurista si può
riassumere con due termini espressivi: lirismo e dinamismo, che hanno caratterizzato
l'avvento dell'estetica futurista.
La visione lirica dell'idea architettonica, trova nel dinamismo plastico, l'equivalente
stilistico.
La vita è evoluzione, movimento, l'arte futurista è lo stile del movimento,
l'architettura futurista è quindi lo stile del movimento materiato nello spazio.
Di conseguenza l'architettura futurista, non va riguardata solamente come un ulteriore
sviluppo dell'evoluzione dell'estetica dell'architettura, verso un adattamento puramente
stilistico, quanto ad una visione spirituale del mondo moderno e delle nuove forze
che in esso si scatenano in potenza.
Il dominio dell'aria e della velocità hanno arricchito la nostra sensibilità
di nuovi valori emotivi, di nuove possibilità estetiche. Il regno della macchina
ci ha spalancato nuovi orizzonti stilistici, poiché ignoti paesaggi meccanici
si sono dischiusi ai nostri occhi scrutatori dell'al di là, abbeverati alle
vive fonti dell'infinito.
Poemi di forme in libertà lanciate nello spazio insaziabile – archi e volte
serrate in competizione con l'azzurro infinito – tettoie-ventagli protesi verso gli
orizzonti sagomati dalle nuove individualità architettoniche, – migliala di
occhi rettangolari e multiformi spalancati nell'universo, spettatori e interpreti
del diuturno dinamismo umano, distribuiti su piani verticali e orizzontali fra poderose
ossature plastiche semoventi.
Raggiere metalliche e reti d'acciaio aperte sul mondo atmosferico in attesa d'arrestare
ritmicamente il moto della vita quotidiana, animata da velocissime ferrovie aeree
e verticalissimi ascensori irrequieti. Altimetrie di terrazze offerte all'irraggiungibile
azzurro terrestre, e poi simultaneità di sagome plastiche intelaiate parabolicamente,
tessono il dramma plastico dello spazio.
Poesia o architettura? Immagine lirica o analogia architettonica?
Niente di tutto questo, ma semplicemente e puramente architettura. Maravigliosa e
fertile visione creatrice dell'architettura futurista che gettando nell'oblìo
i simulacri del passato, attenta la vita alle costellazioni per innalzare le poderose
fabbriche delle città futuriste, centrali esplosive dell'avvenire.
Noi futuristi, pur riconoscendo l'altissima importanza delle nuove realtà
architettoniche innalzate audacemente fra le vie di Bruxelles, di Rotterdam, di Praga,
di Berlino e di Parigi (è da notarsi con piacere la strada cubista dell'architetto
Mallet-Stevens a Parigi, la cité ouvrière di Corbusier a Bordeaux,
l'apparizione delle architetture futuriste costruite dall'architetto belga Victor
Bourgeois nella Rue de Cubisme a Koelkesberg nel Belgio) abbiamo sempre reagito,
con la nostra inesauribile fantasia creatrice ad ogni atteggiamento collettivista,
per il trionfo del singolo e così per l'architettura, come nell'arte, noi
difendiamo l'unità contro la collettività, la forma compiuta contro
il frammento. Questa identificazione dell'io soggettivo, con l’io oggettivo,
dello spirito con la forma, restano pur sempre i principi inalienabili su cui s'impernia
l'opera della creazione umana nelle proprie conseguenti manifestazioni.
Questi i termini propulsori che animano l'idea informatrice dell'architettura futurista.
Domani, forse anche oggi quando la fluttuante borghesia intellettuale sarà
spazzata via dal mercato quotidiano, e potremo respirare a pieni polmoni l'atmosfera
della nuova sensibilità futurista, il mondo sarà una grande centrale
futurista elettrizzata dalle poliedriche architetture dinamiche a colloquio con gli
astri.
Enrico
Prampolini
Padiglione dell'elettronica della mostra d'oltremare a Napoli (1940) pe
Electronic pavillion in
a exhibition in Napoli (1940)
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