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Maurizio Castelvetro Fedele sino all'ultimo ai presupposti bellicisti e nazionalistici sempre proclamati, sostenitore di un regime politico in disfacimento, Filippo Tommaso Marinetti muore per crisi cardiaca nel 1944: tale evento segna il limite ultimo di quella avventurosa parabola artistica avviata nel 1909 con la fondazione del Movimento Futurista. A partire da questo avvenimento, a partire dalla sconfitta politica e militare del regime fascista ed al successivo avvento della democrazia e della Repubblica, sul futurismo e sui futuristi calerà per alcuni decenni l'ostracismo ed il silenzio. Il Movimento cesserà così definitivamente di incidere intellettualmente ed operativamente nella realtà artistica e culturale, riducendosi ad una categoria della Storia. Movimento multimediale per eccellenza, e per questo unico tra le avanguardie artistiche del XX secolo, sin dalla nascita ufficiale avvenuta il 20 febbraio 1909 sulle colonne di “Le Figaro” con la pubblicazione di Le Futurisme - manifesto firmato in prima persona da Marinetti - sono chiaramente delineati quelli che diverranno punti fondamentali della futura teorizzazione architettonica del Movimento. 4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. [...] 8. [...] Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. [...] 11. Noi canteremo le grandi folle [...] il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri [...] le stazioni [...] le officine [...] i ponti [...] i piroscafi [...] le locomotive [...] e il volo strisciante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. Lo Spazio moltiplicato nel Tempo determina nuove ed inedite visioni formali e spirituali, in cui l’intero ambiente viene coinvolto assieme all’osservatore. E’ la proclamazione dell'avvento di un nuovo spirito "modernolatra" dominato dal culto della macchina, portatrice di Velocità, che significativamente avrà il suo apice nell’immagine aviatoria; un nuovo dirompente spirito che spezza ogni legame col passato, generandosi attraverso la carica provocatoria della violenza, vissuta come azione eversiva capace di rigenerare a sua volta un mondo borghesemente sorpassato. L'azione, intesa come necessario supporto del pensiero, rappresenta il mezzo attraverso cui diffondere le nuove idee: le risse, con cui si concludono sistematicamente le prime conferenze/performances futuriste, rappresentano la manifestazione di una volontà fisica - e quindi reale - di esistenza, imposizione di una nuova visione del mondo che aspira ad esercitare il suo dominio ben oltre la sfera del puro intelletto. Bisogna, - capite? - bisogna che l’anima lanci il corpo in fiamme, come un brulotto, contro il nemico, l’eterno nemico che si dovrebbe inventare se non esistesse! ... 1 Marinetti, sofisticato letterato e ricco mecenate, con tale spirito anima e sostiene un primo gruppo di giovani artisti, che costituiranno il nucleo anche teorico del Movimento, inizialmente operativo a Milano: Boccioni, Balla, Carrà, Russolo e Severini. Negli anni immediatamente successivi, con l'uscita dei manifesti della pittura e della scultura firmati da questi artisti, si delineano con chiarezza i principii estetici del Movimento; la strategia di Marinetti è sin dall'inizio quella di cooptare tutte le arti liberali nel futurismo, estendendone il campo d'azione a tutti i campi della vita: manca tuttavia all'appello l'Arte per eccellenza, l'architettura. Per i futuristi é ben presto chiaro che l'ambiente in cui essi stessi vivono (la Metropoli, in primo luogo) non può essere solo soggetto di opere letterarie e figurative che lo trasfigurino alla luce di una nuova percezione e sensibilità, ma dev'essere in prima persona oggetto di un globale ridisegno, in quanto efficacissimo medium in grado di emettere comunicazione ben al di là del proprio ambito culturale ed artistico. Nella dinamica Milano del 1914 la mostra del gruppo “Nuove Tendenze” mette in evidenza l'attività del giovane architetto Antonio Sant'Elia, professionista da poco attivo con un proprio studio in unione a Chiattone: la straordinaria qualità visionaria delle sue prospettive - esposte per la prima volta nel contesto del gruppo”Nuove Tendenze" - induce Marinetti a contattarlo ed a coinvolgerlo nel Movimento. Viene così pubblicato sul periodico Lacerba nel 1913 firmato da Sant'Elia il Manifesto dell’architettura futurista , che appare sostanzialmente come una estensione del Messaggio già edito nel catalogo delle opere esposte dal gruppo “Nuove tendenze”, con l’aggiunta di nuovi punti attribuibili all'inevitabile influenza di Marinetti (in unione a Cinti, suo segretario). 2 Nuova rispetto alla prima versione santeliana è infatti la introduzione e la chiusura del testo, così come l’accento posto sulla nascita di un nuovo gusto dell'effimero e del veloce, la condanna delle coeve pseudo-avanguardie europee ed americane; inediti sono i proclami ove si afferma 3. - Che le linee oblique e quelle ellittiche sono dinamiche, per la loro stessa natura hanno una potenza emotiva mille volte superiore a quella delle perpendicolari e delle orizzontali, e che non vi può essere un'architettura dinamicamente integratrice all'infuori di esse; [...] 6. - L'architettura come arte di disporre le forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita; 7. - Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l'ambiente con l'uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito; 8. - Da un'architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell'architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Nel 1972 viene pubblicato un testo inedito redatto da Boccioni, ritrovato privo di datazione tra le carte di Marinetti con il titolo autografo dello stesso Marinetti Architettura futurista 3 . A parte l'attribuzione temporale precedente o contemporanea all'uscita del Manifesto di Sant'Elia - tutt’ora oggetto di dibattito - è evidente comunque la scelta strategica di Marinetti di impedirne la diffusione, sia prima che dopo la morte dello stesso Boccioni (il testo non verrà diffuso nemmeno nelle successive relative occasioni commemorative), e quindi di accreditare unicamente e definitivamente la paternità storica di una concezione dell'architettura futurista a nome di Sant'Elia, architetto. Allo stesso modo, é significativa la volontà da parte dello stesso Marinetti di non sostenere il giovanissimo Enrico Prampolini, che nel 1913 aveva già elaborato - seppur primitivamente ed in maniera totalmente astratta - alcuni testi sul tema dellarchitettura. Tale scelta - strategicamente coerente anche in virtù del fatto che Sant’Elia era tecnicamente l’unico architetto del gruppo - avviene tuttavia a discapito di alcune concezioni indubbiamente significative elaborate da Boccioni, affini alle sue parallele ricerche in campo pittorico e scultoreo, laddove egli auspica una architettura che assuma come dato oggettivo l’identità della presente epoca - attraverso l'equazione necessità = velocità - con l'elogio (quasi in chiave costruttivista) della supremazia della funzione rispetto alla forma e la negazione della vecchia ed inutile simmetria che porta a sacrificare l’interno per l’esterno, utilizzando liberamente linee e forme che distruggano la scatola architettonica, a favore di un mutevole ambiente architettonico della città trasformato in senso avvolgente. 4 Nel 1915 Giacomo Balla e Fortunato Depero - firmandosi astrattisti futuristi - lanciano il manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo con cui si propongono di ricreare (ovvero ricostruire rallegrandolo) il mondo attraverso la realizzazione di “equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo”; nel testo viene direttamente citato Marinetti il quale significativamente afferma: L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) [...] . Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioé volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte [...] , splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’Universo. Nel dopoguerra la morte di Boccioni e di Sant’Elia, unitamente alla defezione di Severini e Carrà, crea un pericoloso vuoto nelle file futuriste, incrinando la compattezza del Movimento: Marinetti, orfano di Sant’Elia, trova in Virgilio Marchi il nuovo giovane alfiere dell’architettura futurista. L’immagine di copertina che accompagna il suo Manifesto dell’architettura futurista - dinamica, stato d’animo, drammatica del 1920, che recita Esempio - L’ossatura di due grandi gru può servire da armatura ad una architettura futurista sembra recuperare una affermazione di Marinetti del 1911: Niente é più bello dell’impalcatura di una casa in costruzione! [...] l’impalcatura simboleggia la nostra ardente passione per il divenire delle cose. 5 , soggetto pure delle prime rappresentazioni dei pittori futuristi. Marchi, nella sua poliforme visione della città moderna si ispira solo parzialmente alle proposizioni di Sant’Elia, proponendo da un lato una immagine della metropoli come parafrasi dell’universo del Luna Park e dall’altra architetture caratterizzate da una tecnica di rappresentazione a metà strada tra espressionismo e cubismo. La visione urbana di Marchi é simile e differente allo stesso tempo da quella di Sant’Elia, assumendone la intensità lirica laddove si configura come l’immagine di una città multipla, dominata da architetture mai viste prima ed innervata da fasci di comunicazioni, esaurendosi tuttavia nella scenograficità dei suoi presupposti. E’ proprio la mancanza di precisi riscontri costruttivi lo rende ben presto inadeguato a rappresentare compiutamente la presenza vitale, sulla scena italiana ed internazionale, dell’architettura futurista 6 : non a caso finirà con il diventare uno dei massimi scenografi del cinema italiano. Parallelamente é portata avanti
una interessante ricerca da Depero, che nel 1918 lancia - se pur solo in forma di
slogan - la prima audace applicazione architettonica dello stile astratto,
l’architettura dinamica della Città aerea, e che un decennio
dopo elabora e porta a compiuta realizzazione il concetto di ‘architettura pubblicitaria’,
presenza vivace ed originalissima nel panorama dell’architettura dell’epoca, perfettamente
in linea con la visione futurista dell'architettura come mass-media. Marinetti, personalità estremamente attenta all’evolversi della scena internazionale, con il consolidarsi del regime fascista intuisce e prefigura la enorme potenzialità strategica e propagandistica dell’architettura e delle arti applicate, identificando nella ‘rivoluzione’ fascista la portatrice di nuovi valori formali ed estetici: l’istituzionalizzazione del Futurismo (e quindi dello stesso Marinetti) diviene il passaggio obbligato per la costruzione nel presente dell’Utopia futurista. Allo
stesso tempo Marinetti - forse consapevole della oggettiva scarsezza quantitativa
della produzione futurista in questo importante settore - avvia strategicamente una
vasta opera di proselitismo (“annessionismo culturale” lo definisce giustamente Godoli
8 , marcandone criticamente la indefinita visione
teorica), inizialmente sostenendo con forza ed additando quali esempi di “architettura
futurista” realizzazioni assolutamente estranee ai presupposti ideologici futuristi
e tuttavia da lui ritenute ad esso affini per sensibilità e valori costruttivi
9 , e successivamente cercando adesioni al Movimento
presso alcuni architetti da lui giudicati particolarmente interessanti, e comunque
dotati di indubbie capacità tecnico-costruttive (Aloisio,
Mazzoni, Fiorini,
solo per citarne alcuni). Quando avremo quarant'anni,
altri uomini più giovani e validi di noi,
NOTE 1 F. T. Marinetti, Uccidiamo il Chiaro di Luna!, aprile 1909, sta in L. De Maria, Marinetti e il futurismo, Milano 1981 2 Scrive Carlo Carrà nelle sue memorie: «Quando uscì il Manifesto, Sant’Elia, indicandomi l’ottavo punto [...], accompagnando le parole con la solita risata, mi disse: “Queste fesserie non attribuirle a me, tu sai che io penso proprio l’opposto!” [...] egli aggiunse che queste frasi le avevano inserite Cinti e Marinetti, che sempre predilessero il paradosso, ben sapendo quanto effetto faccia in questi proclami.» (cit. in E. Godoli, Guide all’architettura moderna - Il Futurismo , Bari 1983, pag. 7). 3 Zeno Birolli, U. Boccioni - Altri inediti ed apparati critici, Milano 1972. 4 In questo senso, credo mi possa essere concesso il considerare il Museo Guggenheim di Bilbao progettato da Frank Gerhy un'opera "boccioniana" a tutti gli effetti, così come taluni progetti di Peter Eisemann... 5 F.T. Marinetti, Le Futurisme, Paris 1911, pp.35-6, cit. in E. Godoli, op. cit., p.4 . 6 E. Godoli, op. cit. , pag. 44 e segg. 7 Il primo viene realizzato in collaborazione tecnica con gli architetti futuristi torinesi, mentre nel secondo viene successivamente sostituito da Terragni. 8 E. Godoli, op. cit. 9 Si veda anche il caso del concorso per la Stazione ferroviaria di Firenze, in cui egli esercita la sua influenza di membro della giuria giudicatrice sostenendo con forza quelli che poi diverranno i vincitori e definendo il progetto "futurista" pur in assenza di una presa di posizione in tal senso da parte dei vincitori.. 10 Cit. in C. Salaris, Storia del Futurismo, Roma 1992, p.195 11 Per una interessante ipotesi di rilettura della colonia marina di Calambrone, terminata da Mazzoni negli anni ‘30, alla luce delle teorie espresse nel Manifesto, si veda il saggio di M. Anderle, Il Calambrone: city of continuous lines, in Stefano de Martino - Alex Wall, Cities of childhood, London 1988. 12 Nel progetto Le colonie marine per la metropoli balneare del XXI secolo , finalista nel concorso di idee che ha portato alla stesura nel 1994 della "Carta di Megaride" (capogruppo: Francesca Franchini; collaboratori: Maurizio Castelvetro, Gianfranco Giovagnoli, Claudio Fabbri, Giovanna Mulazzani, Maura Savini), viene riproposta una rilettura del Manifesto in cui la “citta' unica a linee continue” viene identificata nella Metropoli balneare della costa romagnola (strada litoranea, ferrovia, autostrada) scandita dai “poli ordinatori” costituiti dalle colonie marine realizzate negli anni ‘30, mentre le “aerostrade” sono rappresentate dalle reti di comunicazione della città telematica - che corrono lungo i principali assi viari - colleganti tali “poli ordinatori/Abitati rifornitori", veri e propri centri telematici e tematici, nuove icone della città costiera. 13 E. Godoli, op. cit. , pag. 172-173. Lo stesso Le Corbusier pubblicherà nel 1935 un libro di fotografie d’aerei intitolato L'avion accuse ... ! [L’aereo accusa... la città!] in cui elogia la moderna sintesi costruttiva ed estetica degli aeroplani, esempio di bellezza derivata dalla funzione. 14 Elenco delle opere esposte, sta in AA.VV., Continuità dell’avanguardia - Enrico Prampolini 1894-1956, Modena 1978 15 L. Salvatorelli - G. Mira, Storia d'Italia nel periodo fascista,Torino 1964, p.897 16 Nel 1919 si costituirono a Milano i primi "Fasci di Combattimento", i cui membri partecipanti vennero denominati "sansepolcristi" o "diciannovisti". 17 Mentre le scenografiche architetture di Prampolini troveranno una eco nelle affascinanti realizzazioni di Niemeyer per Brasilia, l’architettura di Poggi appare formalmente affine al design della fine del XX secolo. |